Gli emigranti del 2000

 

Cari amici trentenni e non, oggi vorrei condividere con voi la mia esperienza di “emigrante”. Io sono nata e cresciuta in Sicilia, ma ho sempre sentito il desiderio di andare altrove… di vivere la mia vita fuori dalle vie che avevo sempre percorso. Le grandi città di cui sentivo parlare a scuola e in tv mi attraevano con una potenza indescrivibile; in particolare una di queste aveva un effetto ipnotico su di me: ROMA. E così, dopo tanti sacrifici, ho riempito la mia valigia di sogni e speranze per poter realizzare qualcosa di concreto. Forse non mi rendevo conto di quanto mi stessi lasciando alle spalle, tuttavia ho realizzato immediatamente che le difficoltà sarebbero state immense: i salti mortali per arrivare a fine mese, quattro lavori da svolgere contemporaneamente, svegliarsi alle 4 del mattino e andare a letto dopo mezzanotte, non trovare più pranzo e cena pronti in tavola, dividere casa con estranei e dover allenare il proprio istinto per capire di chi potersi fidare. Eppure tre cose mi davano energia: 1) i miei genitori sempre pronti a sostenermi; 2) una città spettacolare davanti e che ho subito sentito casa mia; 3) l’orgoglio di non darla vinta a tutte quelle persone (soprattutto alle false amiche) che erano pronte a scommettere che entro un mese sarei tornata indietro implorando di poter tornare a casa. È dura vivere in una città sconosciuta, soprattutto se si proviene da un paesino di provincia, ma so che molti di voi condividono con me l’ebbrezza di essere riusciti a cavarsela da soli. È una strada in salita e la grinta di percorrerla viene dalla voglia di sfondare, dal desiderio di camminare sulle proprie gambe, dal dimostrare a se stessi e agli altri che chi la dura la vince!! È vero, io ho lasciato casa per mia scelta mentre tanti di voi hanno dovuto farlo solo ed esclusivamente per necessità, però in questo caso ritengo ci voglia un coraggio e una forza ancora maggiori! Penso soprattutto a chi non ha potuto scegliere una città accogliente, a chi si ritrova in un posto che non riesce a sentire suo, chi per necessità deve accettare di vivere in un luogo freddo sia dal punto di vista climatico che umano… viviamo in un periodo storico che ci impedisce di scegliere dove creare la nostra casa e apparteniamo ad una generazione di “acrobati” costretti a camminare in equilibrio su un filo sospeso nel vuoto… un equilibrio sempre precario. Ma c’è una cosa che ci tiene in piedi: siamo cazzuti… perché anche se cadiamo, ci rialziamo sempre! Fin troppo presto lo abbiamo imparato. Quindi, cari amici trentenni e non, buona avventura a tutti!!

Angela
angela@dadelandia.net

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