La ragazza del treno; o forse me stessa?

 

Pubblico questa e-mail inviata da una lettrice che, in anonimato, mi chiede di pubblicare il suo scritto.

In una mattina d’estate, ho deciso di cominciare a leggere “La ragazza del treno” di Paula Hawkins.

Già da qualche tempo mi ronzava in mente l’idea di leggerlo, ogni volta sentivo il suo richiamo dagli scaffali delle librerie; nel mio immaginario doveva trattare di un semplice giallo, una ragazza su un treno che doveva scoprire l’omicida in stile “Assassinio sull’Orient Express”, ma mi sbagliavo. È un libro intrigante, intenso e scorrevole. Ti appassiona fin dalle prime pagine, ma se sei una come me può metterti in crisi davvero.
Mi accorgo fin da subito che uno dei temi di fondo è il mio peggior incubo: il tradimento. Per me è un argomento destabilizzante perché ne ho provato le sensazioni, ho sentito sulla mia pelle l’umiliazione di scoprire che c’era un’altra al mio posto e che le bugie erano l’unica cosa che portava avanti la mia relazione. Adesso vivo una relazione diversa con un uomo diverso, ma quel fantasma resta sempre, soprattutto in un periodo in cui le cose non vanno bene. La crisi.

E lei, Rachel, mi somiglia davvero tanto…troppo direi. 30 anni, trasandata, con qualche chilo di troppo e disperata perché quell’uomo lo rivorrebbe accanto a sé. L’unica cosa che ci separa è il problema con l’alcol, però mai dire mai nella vita.
Il marito di Rachel, come tutti i vigliacchi, sceglie di tradirla piuttosto che aiutarla a stare meglio o aspettare con amore e dedizione che lei si renda conto di quanto in realtà la sua vita sia già perfetta così com’è. Tuttavia, io la comprendo in pieno Rachel, perché quando la vita ti chiede di rinunciare a qualcosa che hai sempre desiderato con tutta te stessa, ogni giorno diventa una montagna da scalare sempre più alta e la sensazione di aver fallito ti succhia tutte le forze per poterti aggrappare e continuare a scalare.

E gli altri no, non capiscono…come la sua amica Cathy o la polizia. Sono sempre tutti bravi a sentenziare e giudicare, ma che ne sanno del tormento che hai dentro? Inoltre quei giudizi non ti aiutano a stare meglio né ti spronano a tirarti su, piuttosto ti fanno sentire sempre più inadeguata e ti fanno sprofondare negli abissi peggiori della tua anima.

Rachel beve…beve per non pensare e io un po’ la invidio perché anche a me piacerebbe smettere di pensare anche solo per un po’. E lui, Tom, il marito che un tempo era perfetto è diventato il suo carnefice scegliendo di guardare altrove piuttosto che aiutarla a ritrovare se stessa.

E io sto qui nella paura che l’uomo che amo si possa trasformare in Tom e mi chiedo notte e giorno come fare per ritornare quella che ero, per uscire dal tunnel in cui sono finita, per ritrovare i sorrisi spontanei e sinceri di un tempo…prima che arrivi una biondina avvenente a portarmi via anche l’ultima cosa bella che ho nella mia vita.

Non riesco più a non pensare a quella crudele frase di Tom: “Rachel, hai idea di quanto eri diventata noiosa? E brutta? Eri troppo depressa per alzarti dal letto la mattina, troppo stanca per farti la doccia e lavarti i capelli. Cristo! Non c’è da stupirsi se ho perso la pazienza e ho cercato altrove, non credi? Devi incolpare solo te stessa”.
Questa frase mi ha dato una scossa dentro che non saprei descrivere; per qualche minuto non sono riuscita ad andare avanti nella lettura perché pensavo che Tom parlasse proprio con me e tornavo a leggere quel nome, Rachel, per assicurarmi che non fosse così! Ma d’improvviso mi sono resa conto che parafrasando anche il mio uomo mi dice la stessa frase…e anche lui ha cominciato a guardare altrove.

E devo incolpare solo me stessa.

Allora mi sono alzata dal letto, ho fatto la doccia, ho lavato i capelli e li ho perfino acconciati. Poi, ho comprato un completino sexy per fargli capire che ci sono, che sto tornando, che non voglio sprofondare nell’abisso come Rachel (anche se lui non ha la minima idea di chi sia). Poi è anche vero che sono caduta di nuovo, ma ci sto provando…e spero che lui sia più paziente di Tom.

Non so come andrà e continuo ad aver paura di poter perdere tutto da un momento all’altro, tuttavia saprò di averci provato con tutta me stessa.

Vedete, i libri non sono mai delle semplici pagine da sfogliare. Ti catapultano in mondi diversi, ti fanno vivere nuove avventure o, semplicemente, ti salvano dalla tua stessa vita.

Una lettrice anonima del blog.

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