La lunga battaglia con (e contro) me stessa

 

Ho sempre sofferto di crisi di ansia ed attacchi di panico. Sin da ragazzina, ho iniziato a sentirmi inadeguata in certe situazioni, come il dover leggere in pubblico, essere interrogata oralmente, dovermi “esporre” in luoghi che per me non erano “zone confort”.
Alle superiori rendevo il minimo indispensabile, perché temevo il giudizio altrui, il giudizio dei miei pari. Non era un timore legato solo all’espressione del mio essere pensante, era un timore legato anche al mio aspetto fisico, poco accettato da me stessa ancora oggi. C’erano pochissimi ambienti, pochissime persone che mi facevano stare bene. E io ho scelto per molto tempo di rinchiudermi solo lì. Poi le cose sono peggiorate. Ero già sposata, lavoravo nel posto sbagliato (una casa di cura per malati mentali), e quegli “altri” da cui mi sentivo giudicata da sempre mi hanno spinta alla depressione. Quando tocchi il fondo ti dici che hai due possibilità: o farti mettere letteralmente sottoterra, o cercare di risalire. Io ho scelto di risalire grazie solamente all’amore che non ha mai smesso di circondarmi, quello di mio marito prima di tutto e quello dei miei “inconsapevoli” bambini poi; senza escludere i nostri genitori che ci hanno molto aiutato da sempre.
Le risalite, si sa, sono molto più faticose e lunghe delle discese. Bisogna darsi tempo, tanto tanto tempo, spesso anni, e a volte non si “guarisce” mai del tutto. Restano delle debolezze e delle fragilità che occasionalmente si faranno sentire come flebili amarezze del cuore o come vere e proprie bombe passeggere, che scoppiano e poi torna il silenzio. Ecco.

                              

Si impara a convivere con questi episodi che diventano via via solo sporadici e gestibili. L’acquisizione di esperienza aiuta a razionalizzare gli eventi e a superare con sempre meno drammaticità l’attacco di panico o la crisi ansioso depressiva in atto.
Poi un giorno impari che quegli “altri” che hai temuto per tutto il tempo in realta sono delle personificazioni della tua mente. Le parti deboli che predominano nella personalità di chi è più sensibile prendono forma, costruiscono dei volti, indossano la maschera di persone conosciute; e si attribuiscono delle frasi, dei giudizi negativi che feriscono tanto da creare dei blocchi emotivi.
Bisogna quindi mettere in ordine questi personaggi. Capire che sono solo elucubrazioni mentali e metterle a posto. Spogliare queste figure dell’importanza che gli abbiamo dato nella nostra testa e….. Passare alla fase più difficile. L’accettazione di se stessi. Mentale e fisica. Io l’ho imparato negli anni a mie spese. Adesso, so che posso accettare e sopportare i rischi. Adesso so che ci saranno sempre errori da commettere, situazioni dolorosissime, ambienti scomodi. Ma Adesso so che ci sono anche IO così come sono ad essere la mia prima alleata. Decido adesso di parlarne perché le mie parole servano a far sentire meno soli quei ragazzi/giovani adulte che affrontano la depressione come se fosse la fine: a loro dico che si può uscire da tutto questo. Datevi tempo e soprattutto credete in voi stessi come si può credere solo nella meraviglia dell’essere umano. Guardatevi bene attorno -stiamo scalando tutti la stessa montagna.

Mariajosè Landro

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