Cari disoccupati, attenzione ai lupi cattivi!!

 

Sono indignata. Indignata e incavolata nera. Non sono solita lasciare che la rabbia si impossessi di me per troppo tempo, ma stavolta ho subìto un colpo basso. Potrei tenere tutto per me, tuttavia penso che condividendo su questo blog la mia esperienza qualcun altro potrebbe trarne insegnamento o, per lo meno, i miei nemici ne godranno un po’ e avrei fatto una buona azione 😊

Faccio parte di quella categoria di persone chiamate inoccuppate (o disoccupate se vogliamo essere onesti con noi stessi) che passano le giornate dietro ad uno schermo ad inviare curricula nella speranza che prima o poi qualcuno si decida a darci una possibilità lavorativa e ci dia modo di dimostrare cosa sappiamo fare davvero. Ogni curriculum inviato è una freccia di speranza scoccata che, a quanto pare, non fa altro che perdersi nell’etere e chissà dove va a finire.

Finchè una mattina ti arriva una telefonata. La voce di una signora al telefono ti chiede se sei disponibile a sostenere un colloquio e tu, cercando di mantenere l’entusiasmo per non sembrare tropo disperata, fai finta di controllare l’agenda e accetti l’appuntamento.

Io a quel colloquio mi ero preparata sia psicologicamente, cercando di tirare fuori tutta la solarità e la positività rimaste nel mio essere, sia fisicamente (mi sono perfino piastrata i capelli!). Sostengo il colloquio in modo impeccabile, sono sicura di me, non ho incertezze e conosco a menadito gli argomenti di cui mi parla la mia intervistatrice. Mi viene proposto un periodo di prova di un mese retribuito 600 euro nonostante si tratti di un full time e successivamente la possibilità di un contratto con retribuzione di 1200 euro; mi dico, ma dai se per un mese guadagni la metà non fa niente, è comunque un buon investimento. A conclusione del colloquio mi viene chiesto di inviare la mia ultima busta paga per verificare se sia possibile stipulare un contratto che segua una continuità con le esperienze precedenti e mi viene spontaneo pensare “E’ fatta!!” anche se dentro di me mi dico che è meglio non illudersi.

Mentre aspetto (e spero) di essere ricontattata, nella mia mente parte già la realizzazione di un colossal che perfino TITANIC di James Cameron con i suoi 11 Oscar vinti può mettersi da parte. Penso all’orario lavorativo, a quanto tempo impiegherò per arrivare al lavoro al mattino e a quanto traffico potrei trovare, a quando potrei trovare il tempo per poter fare la spesa. E una vocina dentro nel frattempo mi diceva: “Angela, calma, non è detto che ti chiameranno”.

Circa due settimane dopo, vengo convocata via sms (esatto, un sms!) per comunicarmi che il lunedì successivo avrei cominciato il mio periodo di prova. Inutile descrivervi l’adrenalina della prima giornata lavorativa. Se solo avessi saputo che risvolti avrebbe preso! Siete comodi?! Comiciamo!

GIORNO 1: Non mi viene presentato nessuno, siamo solo in 3 in ufficio: io, la signora del colloquio e la moglie del titolare incinta. Non mi viene chiesto di firmare alcunchè… né un contratto, né un foglio firme; non mi viene chiesto di consegnare alcun documento e, cosa ben più preoccupante, non mi viene richiesto il codice IBAN per poter formalizzare l’accredito dello stipendio. Lavoro senza sosta (io solitamente non faccio pause), comincio a contare le ore dei dipendenti anche se sono tutti stranieri e in realtà non hanno dei contratti veri e propri; anzi, a dire il vero è il cliente stesso che paga gli operai e non la ditta. Sento anche parlare i capi di un fornitore che è andato a chiedere il pagamento che gli era dovuto e li sento vantarsi per essere riusciti a liquidarlo con il minimo sforzo. Alla moglie del capo viene quasi in mente di farmi saltare il pranzo visto che mi hanno chiesto di presentarmi due ore più tardi rispetto al normale orario lavorativo, ma fortunatamente decide che per un giorno posso anche lavorare due ore in meno. La “signora” intervistatrice non è della stessa opinione, infatti non appena la moglie del capo lascia l’ufficio, pensa di bene di ricoprirmi di incarichi in modo tale da farmi tornare a casa in forte ritardo. Non chiedo nulla per non sembrare sfrontata e rimando tutto ai giorni successivi.

GIORNO 2: La moglie del capo arriva per le 10, quindi fino a tale ora sono in balìa della signora intervistatrice che ormai si è definitivamente trasformata in una carogna vera e propria. Mi fa notare che, nonostante sia lei la prima ad arrivare e ad avere le chiavi dell’ufficio, sono io che devo aprire le tapparelle delle finestre. Poi comincia a vomitarmi addosso mansioni su mansioni che non sono neanche tenuta a conoscere. Lo stesso accade a fine giornata quando la mia “protettrice” va via. Durante la giornata scopro che anche un altro fornitore si è fatto vivo per ricevere il pagamento che gli spettava, ma anche questo viene liquidato con qualche insulto di contorno. A quel punto, mi decido e chiedo se non sia il caso che io firmi almeno un foglio ore (l’ironia sta anche nel fatto che mi occupo di monitorare il monte ore dei “dipendenti”)… la carogna, quasi balbettando, va a prendere un foglio anonimo su cui scrive il mio nome e le ore da me lavorate fino a quel momento e mi dice di proseguire così per i 15 giorni successivi. E lì si accende una lampadina: 15 giorni?? Ma non si era parlato di un mese?

A quel punto divento più incalzante e chiedo maggiori delucidazioni riguardo questo periodo di prova. Salta fuori che improvvisamente devono valutare un’altra risorsa che dovrebbe arrivare nei giorni successivi e che alla fine decideranno cosa fare; chiedo quale sia la retribuzione per questi 15 giorni e la risposta mi lascia senza fiato: “eh no, questi giorni di prova non sono retribuiti…verranno pagati solo se passerai la selezione. Sai, dobbiamo testare se hai memoria delle indicazioni che ti diamo”.

GIORNO 3: Entro in ufficio e la carogna è già seduta alla sua scrivania. Io entro, poggio la borsa, apro le tapparelle, eseguo tutte le mansioni mattutine (PERCHE’ IO HO PERFETTAMENTE MEMORIA DELLE INDICAZIONI CHE MI VENGONO DATE) e ancora con il cappotto addosso mi dirigo dalla “signora” intervistatrice. Le dico che i patti non erano questi, che ho eseguito i compiti che mi aveva dato da svolgere, ma che non ho intenzione di lavorare gratis (anche perché è pure ILLEGALE!). Lei si alza in piedi palesemente in difficoltà e si lascia scappare una cosa che avrei dovuto registrare: “Eh, i 15 giorni non sono retribuiti perché poi valutiamo altre risorse. Ci sono tante persone che cercano lavoro, quindi valutiamo un po’ tutti”.

AVETE CAPITO?? Questi simpaticoni ti allettano durante il colloquio con stipendi interessanti, poi senza avvisarti ti fanno lavorare a ritmi serratissimi per 15 giorni GRATIS; dopodichè ti lasciano a casa con la scusa che devono valutare un’altra risorsa e ti faranno sapere. O peggio ancora ti dicono che non hai lavorato bene facendoti così dubitare sulle tue capacità.

E’ vero, io sono disoccupata e devo prendere quello che mi capita, tuttavia non credo affatto di dover lavorare gratis. Come dice lo stesso dizionario, LAVORARE = ESERCITARE UN’ATTIVITA’ RETRIBUITA!! Io ho sbagliato a non registrare tutto perché mi avrebbe consentito di fare una denuncia agli organi competenti, mi sono lasciata sopraffare dalla rabbia che ancora adesso, dopo qualche settimana, non mi abbandona. Queste persone prendono anche in giro (vedi la storia del foglio per il calcolo delle ore o l’immaginario arrivo dell’altra persona da valutare) e riescono a permetterselo perché rimangono impunite.

L’unica cosa che al momento ho potuto fare è stata una segnalazione al programma tv “Le Iene” anche se credo che abbiano temi ben più importanti da affrontare.

Ma vorrei che noi disoccupati riuscissimo a ribellarci a questa situazione di sfruttamento e a questa idea che, poiché disperati  dobbiamo accettare tutto ciò che ci viene chiesto di fare. Non siamo schiavi, siamo persone e abbiamo anche una dignità da difendere.

  • Far lavorare qualcuno, anche per un solo giorno, senza retribuzione è ILLEGALE!
  • Subissare un lavoratore con compiti che vanno oltre quello che è il suo orario lavorativo è mobbing ed è ILLEGALE!

E mi sento di aggiungere che un’azienda che si prende gioco di una persona che ha bisogno di lavorare forse non è illegale, ma è sicuramente da STRONZI!!

 

Angela

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