Corse in Ambulanza tra i giovani

Ho recuerato un articolo dal sito del 118 di Milano che fa davvero riflettere. Se poi qualcuno svolge volontariato sulle ambulanze a Milano nei fine settimana sa quanto i particolari e i racconti che si possono leggere e trarre da questo articolo siano veri.

Corse in Ambulanza tra i giovani.
«C’è un ragazzo che sta male». È accasciato sul marciapiede di via de Tocqueville, da qualche minuto ormai. Non parla, respira a fatica. Ha sì e no venticinque anni. Il termometro ghiaccia a zero gradi, l’amico spiega al cellulare: «Forse ha bevuto un po’ troppo». La notte è ancora piena. Il venerdì di corso Como salta di musica elettronica. From disco to disco. Tocqueville, Hollywood. Al Loolapaloosa si entra con tredici euro, si beve con otto e si può uscire come Paolo (nome di fantasia, ndr). Sfatti. Il medico dell’ambulanza è lì alle 2.12 e annota: «Intossicazione etilica, destinazione Fatebenefratelli». La festa è finita. Capita, dicono i medici, «sempre più spesso». Le richieste di soccorso dallo sballo cadenzano il fine settimana alla centrale 118 di Niguarda. Alcool, droghe affogate nei drink, farmaci, sostanze pericolose. «È un fenomeno allarmante», chiosa Giancarlo Fontana, primario del Ca’ Granda. La sirena lascia corso Como, gli spacciatori rispuntano da viale Pasubio. Alle 3.10 un ragazzo cede ai Magazzini Generali di via Pietrasanta: «È ubriaco». Riecco la sirena. La notte passa sui monitor della centrale di Niguarda. Malori, svenimenti, intossicazioni. Puntini sugli schermi. Giovani stremati, finiti ai margini della movida. Sulle ginocchia. Nei pronto soccorso. Il gestore dell’«ufficio esercizio pubblico» (cioè: pub, disco, night, bar) telefona per «una ragazza che non ce la fa più». Gli amici chiamano pieni di paure, pensando ai genitori che chissà cosa penseranno, diranno, faranno. Alcuni rifiutano il soccorso, firmano la rinuncia e se ne vanno. I meno temerari scappano alla vista della Croce Rossa. Uscita inutile. «Centodiciotto, buonasera». All’altro capo del telefono rispondono otto operatori fino a mezzanotte, sette a tirar mattina. Un medico, un infermiere, la squadra degli operatori tecnici gestita dal capoturno Marco Maffi, undici ambulanze h24 a Milano più altre a gettone da indirizzare su incidenti, malori, incendi. I colloqui durano meno di un minuto. La prassi: «Non risponde? Non respira? Confabula? Parla a fatica?». Dalle 23 alle 4 di notte si contano 296 richieste d’intervento. Un grave incidente «auto-auto» sulla Paullese. Un famiglia svegliata e annerita dal fumo per un incendio in via Rilke. Alle 00.24 gli ospedali non hanno più posti liberi, informa la scheda di servizio sullo schermo. E ora? «In qualche modo si farà». Notte prima degli esami. La maturità arriverà solo a giugno: Giulia esce dal De Sade di via Valtellina che sono le due passate. Referto: intossicazione etilica. Una ragazza di ventiquattro anni lascia il Ponte Vecchio pub sul Naviglio Pavese per raggiungere il Policlinico, un giovane caracolla davanti a un locale di Porta Romana, cinque feriti abbandonano un pub di viale Gorizia dopo un rissa che puzza di birra. Codice giallo, codice verde. Un Sos dalle Colonne di San Lorenzo avvisa che «c’è un ragazzo ubriaco che non ce la fa più». All’arrivo dell’ambulanza, non c’è più nemmeno lui. Volontari e professionisti del 118 hanno imparato a conoscere i quartieri della movida milanese. Via Valtellina, Navigli, Porta Ticinese, corso XXII marzo. Le segnalazioni dello sballo si somigliano tutte, nei sintomi e nei nomi dei locali. Il database di Niguarda racconta così gli ultimi weekend nel corso Como delle follie: sette tra intossicati e vittime di malori e «quasi sempre ragazzi sotto i trent’anni», spiega Fontana. Alba a Niguarda. Il bilancio dei soccorsi da sballo conta cinque intossicati, una rissa a bottigliate, un’aggressione all’uscita di un locale. Per il calendario è già sabato. Gli operatori del 118 sospirano: «Ci abbiamo fatto l’abitudine». Paolo è appena uscito dal Fatebenefratelli.

 
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