In ricordo del “Pirata”

Se nè andato come era solito fare, scattando in salita, facendo il vuoto dietro di se, fuggendo solitario senza che nessuno potesse fermarlo… nella vita come nelle corse. E anche la folla che impazziva di gioia e scandiva le sue pedalate sulle strade di montagna era la stessa che lo ha accompagnato, silenziosa, verso l’ultima fuga, nell’ultimo scatto sull’ultima salita. Un silenzio irreale, interrotto soltanto dagli applausi scroscianti e dal pianto di quanti, in quar loro, hanno tentato fino all’ultimo di dare un calcio alla realtà, convinti che una via d’uscita ci doveva pur essere. Marco Pantani, un ragazzo come tanti… timido ed impacciato, sensibile e orgoglioso, sfortunato ma vincente… perseguitato e sconfitto. Sconfitto dal male di vivere, da quelle stesse persone che lo hanno azzannato e innalzato ad eroe senza tempo, ma che sulla sua pelle e sulla sua fama hanno costruito una guerra senza scrupoli. E poco importa se i colpevoli non verranno mai smascherati; loro sì, figli della logica del mondo di oggi, quella che ama i vincenti e non guarda in faccia l’onestà, loro si che sanno come difendersi. Ma Pantani no, Pantani sapeva solo attaccare, nella vita come nelle corse… come quando nel 1995 una macchina impazzita per poco non se lo portò via. Gli ruppe una gamba, lo ferì nel morale ma lui seppe rialzarsi… non come quel maledetto 1999 quando la salita divenne troppo impervia anche per lui, quando qualcuno incominciò ad uccidere lentamente un campione immenso sui pedali, ma fragile nell’anima. Troppo facile adesso dire che Pantani non sia stato capace di reagire, troppo facile dare la colpa solamente a chi gli ha voluto male negli ultimi 5 anni della sua vita, dei tribunali delle ilazioni presto non resterà traccia, ma delle sue imprese sì, delle sue fughe… dei suoi scatti impetuosi e del vuoto che nessun’altro sapeva fare sì… e ancora di più delle emozioni che solo lui sapeva regalare… i trionfi al giro e sulle strade del tour. Ne andavamo pazzi, e all’improvviso ci scoprimmo un po’ tutti suoi fratelli, uniti dalle gesta di un campione che ci faceva sognare, che ci faceva vivere, ma che ci ha lasciato troppo presto. La salita era la sua stessa vita, e su quella strada così impervia nessuno avrebbe potuto prendergli la ruota. Dovevamo restargli vicino, ma non ne siamo stati capaci… che la terra ti sia lieve, immenso pirata…

 
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