La potenza delle parole

“Le mie parole sono sassi, precisi e aguzzi, pronti da scagliare su facce vulnerabili e indifese, sono nuvole sospese, gonfie di sottintesi” …. “Le mie parole son capriole, palle di neve al sole, razzi incandescenti prima di scoppiare” … “Sono lampi dentro a un pozzo, cupo e abbandonato, [……], sono foglie cadute, promesse dovute, che il tempo ti perdoni per averle pronunciate” e per finire “strette tra i denti, passate, ricorrenti, inaspettate, sentite o sognate…” da Samuele Bersani in “Le mie parole”.

Tutti noi, sempre, comunichiamo qualcosa a qualcuno. Difatti la comunicazione fa parte della nostra vita e delle nostre relazioni e guai se non ci fosse. E’ impossibile non comunicare. Però spesso non comunichiamo nel modo corretto, e questo comportamento può creare dei grossi problemi. Le parole hanno un significato potentissimo che tutti noi spesso (me compreso) trascuriamo. La potenza della parola è enorme e purtroppo viene sempre sottovalutata, nel bene e nel male. Il più delle volte non ci rendiamo conto di quanto le parole siano importanti e succede che quando siamo presi in un discorso non ci rendiamo conto dei suoni che noi e le parole stesse emettiamo. Le parole sono un’arma che tutti hanno e che tutti noi usiamo. Se le usiamo male possono fare del male a noi stessi (in primis) e a chi ci circonda.”Le parole sono sassi precisi e aguzzi e pronti da scagliare“. Il più delle volte le parole escono dalla nostra bocca senza importanza e questo non deve succedere, perchè tutte le volte che diciamo una cosa la si rende materiale. Se noi pensiamo a una certa azione e poi la diciamo… prima o poi questa cosa succederà. Dobbiamo dare un senso a quello che diciamo… e questo non lo facciamo, la nostra preoccupazione è quella di dare aria alla bocca. Noi comunichiamo sempre e costantemente… con le parole o anche senza parole (linguaggio non verbale). Ma quando si tratta di usare le parole non si tiene mai in considerazione una cosa che per me è fondamentale… ovvero l’obiettivo. Ciò che voglio raggiungere da quella parte di discorso… invece si pensa solo al contenuto. Ho notato che quando si usano le parole al condizionale (come per esempio vorrei, mi piacerebbe, ecc) in realtà insieme al contenuto della parola stessa stiamo risaltando anche le nostre paure. E anche io sono uno di quelli… il mi piacerebbe risalta una condizione lontana da noi… mi piacerebbe fare una cosa… ma non la faccio. Perchè? Perchè non sono sicuro di me stesso… perchè non ne ho le possibilità. Perchè forse non mi considero molto. Stessa cosa che riguarda con le frasi negative (come per esempio: non è vero, non sono in grado di, ecc). E’ la nostra mente che ci porta a dire questo… ma la mente si chiama mente… perchè mente!! Il nostro cervello non è in grado di distinguere un’informazione positiva e un’informazione negativa, è considerato come un computer. Il computer esegue esattamente ciò che noi gli diciamo di fare. Non è in grado da solo di riconoscere, per esempio un file buono da uno cattivo. Se io gli dico di eseguire quel file lui lo eseguirà, sia che sia buono, o sia che sia cattivo (come per esempio un virus). Per risolvere dobbiamo bypassare la nostra mente e cercare di vedere le cose con un’altra angolazione e un’altra prospettiva. Quali sono le parole giuste? Quante volte sbagliamo nel pronunciarle? Quante volte diciamo delle parole al posto di altre? Quante?!? A volte le parole della mente offuscano le parole del cuore, anche a causa delle influenze esterne di cui siamo circondati e siamo sottoposti. Forse dovremmo comunicare di più usando le parole del proprio cuore che sono le più vere. La maggior parte delle persone pensa soltanto ai contenuti, devono pensare a cosa devono dire per evitare la paura della critica. La paura della critica è il piu grande bastone che noi stessi possiamo metterci in mezzo alle nostre ruote, facendo di tutto per farci cadere e ostacolarci da soli arrivando a non essere felici con se stessi e con gli altri. Se non temo la critica e quindi non mi preoccupo di cosa un’altro può pensare di me io vivo meglio. Uno studio stima che il 95 percento della popolazione mondiale è all’interno di una parola (tanto per rimanere in tema) che si chiama conformismo, si conformano e si adeguano a certi modi di fare, di dire, di comportarsi e di pensare. Se una persona si comporta in modo diverso da quello che è lo standard, viene derisa e presa in giro. E difatti, da una certa indagine, solo il 5% della popolazione mondiale riesce alla fine a realizzare i propri sogni, e se si fa parte di quel 5% si avrà sempre qualcuno contro. E io cerco nel mio piccolo di schierarmi in quel 5 percento… senza la pretesa che qualcuno o qualcosa esaudisca i miei sogni, ma per il semplice fatto di essere diverso dagli altri, con i suoi pro e i suoi tantissimi contro, e questi contro mi pesano tantissimo. Ma ne vale sicuramente la pena. A volte c’è in noi la paura della critica, perchè purtroppo è il perno fondamentale su cui ruota la nostra vita. Non dovrebbe essere così… ma purtroppo è così! Diventa poi la peggior paura se l’autostima che abbiamo di noi è molto scarsa se addirittura inesistente. Dal tronde noi usiamo le parole in base a come ci sentiamo e a come ci vediamo nella società o nel mondo o anche nel nostro piccolo. Spesso facciamo dei paragoni, paragonandoci ad altre persone (chissà perchè sempre in quelli che hanno più di noi invece che paragonarsi a quelli che sono meno fortunati di noi) ma siamo dei mondi a parte, tutti diversi, e quindi non si può determinare chi è meglio e chi è peggio. Siamo tanti piccoli mondi da capire. Nessuno si sentirà libero di esprimersi come vorrebbe se la paura di essere giudicati o di non essere all’altezza della situazione prende sempre il sopravvento. L’andarsi a preoccupare di cosa un altro può pensare di me è paralizzante, una paura che non mi permette più di fare nulla… e quindi di vivere serenamente. E’ la nostra mente, sempre lei, che crea e distrugge, facciamo sempre tutto noi. Siamo gli artefici di noi stessi!!!! (è un detto molto comune, ma pur vero). Quando esiste in noi la paura della critica, spesso quest’ultima è correlata anche alla paura del giudizio. Andiamo sempre a guardare gli altri, cosa dicono e come si comportano. E soprattutto… cosa penseranno di me. Forse un modo per superare questa paura è avere degli obiettivi da trarre dalla comunicazione, dalle parole. Se noi abbiamo un obiettivo da raggiungere non ci preoccupiamo di come un’altra persona pensa di noi ma bensi troviamo l’energia e la forza di volontà per raggiungere quell’obiettivo senza pensare ad altro. L’obiettivo non deve essere “voglio essere felice o sereno” ma deve essere un qualcosa di piu concreto e non impossibile da superare. Spesso nella nostra vita troviamo persone che magari ti riempiono di belle parole legate all’amore o anche all’affetto, ma poi improvvisamente da un momento all’altro dicono che non ti amano piu o non ti vogliono più bene e più sentire. A chi non è capitato?! E quanto ci abbiamo sofferto per queste decisioni prese dagli altri? Sono pochissime le persone al mondo che accettano le decisioni degli altri a testa alta, pur soffrendo maledettamente. Tanti si sentono quel Ti voglio bene, quel Ti amo e rimangono incantati dalla situazione, da quella parolina o da quel contesto. La cosa importante non è cosa una persona dice ma quello che fa, se non avviene una azione fisica o col corpo la persona non ha comunicato. Il dire “sono d’accordo, la penso come te” e poi vedere che non accade nessuna azione fisica, non è avvenuto un meccanismo di comunicazione e tanto meno un qualcosa di credibile. Non ha valore. Da qui il detto “la gente parla parla ma poi in fatti non vale nulla”. Si capisce quando una cosa non è trasmessa con la verita del cuore perchè il cuore è una cosa vera, quindi lo puoi capire. E se non lo capiamo è perchè siamo troppo schermati da quella persona, da quella situazione… siamo come il computer che esegue e memorizza come una macchina. Ci sono anche altri strumenti per capire se le cose che vengono dette possono essere vere, se c’è un impatto emotivo della persona che ci sta comunicando qualcosa… il guardare il corpo, sembra una sciocchezza, ma in una comunicazione l’80% avviene col corpo e non tanto con le parole (vedere l’espressione del viso e degli occhi, il movimento delle mani e la posizione, se si indrieteggia e/o se si avanza, ecc). Sembrano dei segnali stupidi di poco conto invece sono importantissimi. Mi è capitato alle volte di parlare con delle persone che non ti guardano, e ho verificato poi che in realtà o mi raccontavano bugie o non gliene fregava niente di quello che dicevo. Spesso ancora usiamo delle parole al contrario, pensiamo che ci possano fare del bene e invece ci fanno del male. E quando le parole che noi stessi pronunciamo ci fanno del male è finita. E poi ci sono situazioni quando per forza devi dire qualcosa, perchè se no vieni classificato come solitario, con la puzza sotto il naso, o addirittura si viene classificati come depressi, come se ci debba essere per forza un qualcosa che non vada. E di frasi di questo genere rivolte a me ne sento quasi tutti i giorni. Se non ho nulla da comunicare io non comunico. Ascolto semmai quello che gli altri hanno da dire. Chissà perchè le persone sempre aperte, che sparano stronzate ogni 30 secondi che dicono parole inopportune e fanno ridere la gente (risate finte tra l’altro) sono le più amate e hanno più successo nella vita. Forse proprio per il discorso dell’omologazione. Per questo, e per molto altro mi ritengo molto fortunato ad essere diverso dagli altri e ad avere un carattere piuttosto introverso, pur sopportando i pro e soprattutto i contro che questo mio modo di essere mi porta ad avere. Ma sono felice così. Che la gente incominciasse a distinguersi per quello che è realmente e non a vendersi per quello che vuole o vorrebbe apparire, si facesse più esami di coscienza al posto di puntare il dito (è sempre piu facile e meno dispendioso puntare il dito invece che farsi un’auto analisi su se stessi). Così facendo sono convinto che la qualità della vita (e anche della comunicazione per rimanere in tema) sia propria che quella di altrui, migliorerebbe di parecchio.

 
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