Solitudine? Sì, grazie!

Nell’ultimo periodo ho avuto modo di parlare e conoscere meglio una mia compagna di università, condividendo insieme a lei le nottate di tirocinio in reparto. Quando la situazione è tranquilla, a notte fonda, per tenerci svegli parliamo del piu’ e del meno, degli argomenti piu’ disparati dall’università agli esami, al mondo giovanile o delle esperienze personali vissute. Tra tutti gli argomenti toccati, le parole che mi hanno colpito di piu’ sono state quelle per cui lei non riuscirebbe mai a stare da sola. E’ una bella ragazza ed è molto ricercata dai ragazzi, il chè questo fatto non mi sorprende piu’ di tanto. La cosa che mi ha fatto riflettere però è che lei nella sua vita non è mai stata abituata a stare da sola, ha sempre condiviso tutti i suoi spazi con i relativi ragazzi, con gli amici, insomma con le persone che girano intorno a lei. Ha sempre avuto una vita sociale attivissima e da quanto ho capito l’ha sempre posta in primo piano. E poi ci sono io, ad ascoltarla a una distanza di 1 metro, riflettendo poi come quanto due persone fisicamente vicinissime possano essere totalmente differenti e possano rappresentare due mondi diversi. Mi chiedevo intanto come sarei stato in passato e come sarei ora se avessi adottato e se adottassi questo suo modo di vivere, se si può chiamare così, che poi dipende solo dal carattere in se della persona. Due persone diverse, che si conoscono da due anni e mezzo, una che ha sempre vissuto accanto agli altri ritenuti dei pilastri fondamentali ed io che ho sempre vissuto da solo e vivo tutt’ora da solo. Sicuramente se questa mia collega si immedesimasse nel mio mondo le starebbe troppo stretto. E allora ho provato io ad entrare nel suo, pensando di essere in difetto io e che forse mi sono perso e perdo ancora oggi tante cose belle che la vita ci offre. In qualcosa sbaglio, e sicuramente è così, ma forse una vita completamente fondata sul contatto fisico e sociale con le altre persone anche a me starebbe scomoda. Io sono sempre stato uno molto chiuso, di piu’ in passato ma ancora oggi porto dietro delle scie di questo mio modo di essere; sono fiero di essere una persona introversa, riflessiva. La chiacchierata con questa ragazza mi ha dato l’input dentro di me di analizzare una parte di me stesso e della mia vita che fino a prima non avevo mai fatto, se non in minime parti. Sarà anche per il mio stato d’animo che incombe ultimamente, tantè che mi piacerebbe parlare qui su queste pagine del coraggio della solitudine. E forse, chi meglio di me può farlo? Affrontare la vita da soli richiede evidentemente tanto coraggio; ritirarsi in se stessi e cercare dentro di se le forze per andare avanti richiede altrettanto coraggio. Sai che nella vita potresti magari perdere le sfide che ti poni, o magari potresti trovarti da solo nel momento in cui avrai un bisogno disperato di una mano. Sai anche che è meglio avere vicino persone che sanno lottare, come te. Ci sono persone che non possono accompagnarti nella tua lotta perchè magari sono disinteressate e hanno paura che tu vinca, o magari anche che tu perda. In entrambi i casi non resta che andare avanti da soli. Questo è il grande coraggio della solitudine, una parola che in se stessa fa paura perchè sembra quasi un qualcosa di brutto e patologico, che faccia del male. Io sono una persona che vive meglio nella solitudine piuttosto che nel caos del mondo che mi circonda. Ho riflettuto nei giorni scorsi di quanto sia importante e necessario nella vita di ognuno di noi, la mia in primis, vivere dei momenti di solitudine ed esserne magari anche orgogliosi senza attrarre o elemosinare attenzioni poichè si riescono a capire delle cose che nel confronto con gli altri, persino con gli amici piu’ stretti, forse sono impossibili da chiarire e da verificare. Sono consapevole di quante persone che fanno parte della categoria della mia collega non siano capaci di isolarsi, di stare da sole e ne conosco personalmente anche parecchie. Al solo pensiero di rimanere da sole stanno già male e non vivono più. La solitudine a volte può diventare una scelta di vita, così come la mia. Se raccontassi la mia vita a un qualsiasi ragazzo coetaneo “del giorno d’oggi” o meglio definito come “del mondo e della società di oggi” chissà come la definirebbe. Poche uscite con gli amici, tanto lavoro, tanti spazi creati da me e solo per me. Tanto per fare un esempio, ormai saranno molti mesi in cui non esco il sabato sera, vuoi per colpa dei vari impegni come il tirocinio e vuoi per altri motivi quali, tra essi, la mancanza di voglia; guai per un 24enne non uscire al sabato sera, guai non andare a ballare, a non andare a “broccolare” in qualche locale, guai! Ma c’è da dire che se la solitudine si è costretti a seguirla allora qui si cade nel fondo del vortice rischiando di farsi male, solo in questo caso bisogna cercare di uscire più velocemente possibile da questo vortice. La solitudine quindi, se ricercata o voluta, credo che sia un qualcosa che faccia bene a noi stessi. Quando uno sceglie di stare in solitudine, -nel momento in cui la sceglie- sceglie anche il dolore della solitudine stessa, la gioia della solitudine. Non è una cosa che rende sempre ed esclusivamente felici lo stare da soli. Molte volte mi si rimprovera di non essere partecipe nel gruppo tra persone, oppure il fatto di isolarmi completamente da un discorso. Se il gruppo in quel momento mi piace, mi trasmette qualcosa, sono il primo a rimanere in mezzo agli altri. Se non mi da nulla, mi sento meglio nella mia solitudine pue essendo fisicamente presente. E poi, parlandoci chiaro, a chi non è mai capitato di stare in mezzo a tante persone e di sentirsi solo? A volte si è soli in compagnia e si è soli stando da soli, sinceramente non so quale delle due solitudini sia peggio. Spesso, in un mondo dove tutti parlano è difficile essere ascoltati. E’ difficile trovare il proprio baricentro e il proprio equilibrio e vivere lo stare da soli come una propria scelta e non come una condizione subita, sono il primo a dirlo, proprio per questo motivo tante persone hanno paura di rimanere sole. Ma, rovescio della medaglia, è anche difficile se non piu’ brutto sentirsi da soli quando si ha bisogno di qualcuno o quando si è insieme a qualcuno. La solitudine è un qualcosa che appartiene alla singola persona e si condivide stando da soli sia dal punto sentimentale (da fidanzati o sposati) e sia vivendo il proprio status di single. Devo dire la verità, pur seguendo con convinzione questo mio modo di vivere, alle volte le persone estroverse mi incuriosiscono molto ed è come se le osservassi dall’angolino della strada. Non che sia un male essere introversi o ricercare la propria solitudine, ma alle volte mi chiedo come si sentano. E cosa mi perdo io dalla vita (che si sa, a perdere i treni -cioè le occasioni- sono il piu bravo di tutti); solo in quello però. Forse le persone troppo estroverse dovrebbero imparare a staccarsi un po’ dalla realtà degli altri, ad isolarsi, a vivere la propria “buona” solitudine e di non aver paura di rimanere da soli perchè come detto prima, se è una condizione ricercata, allora non si corrono pericoli. Ed io, da auto-bacchettone che sono forse dovrei imparare di più a vivere con gli altri. Che sotto sotto nell’inconscio mi roda il fatto di non essere capace di essere un estroverso doc? Probabile! Sicuramente ci vuole una via di mezzo o forse dovrei seguire di più il mio istinto e quindi seguire la strada che da 24 anni a questa parte seguo? Una cosa è certa, se avessi seguito un’altra strada avrei avuto più successo con il mondo restante. Ma tutto ciò è così indispensabile?

I numeri primi sono divisibili soltanto per 1 e per sè stessi. Se ne stanno al loro posto nell’infinita serie dei numeri naturali, schiacciati come tutti fra due, ma un passo in là rispetto agli altri. Sono numeri sospettosi e solitari e per questo Mattia li trovava meravigliosi. Certe volte pensava che in quella sequenza ci fossero finiti per sbaglio, che vi fossero rimasti intrappolati come perline infilate in una collana. Altre volte, invece, sospettava che anche a loro sarebbe piaciuto essere come tutti, solo dei numeri qualunque, ma che per qualche motivo non ne fossero capaci.
Da “La Soltudine dei numeri primi” di Paolo Giordano

 
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Un pensiero riguardo “Solitudine? Sì, grazie!

  • sabato 2 Luglio, 2011 in 23:02
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    E’ molto bello quello che hai scritto. Molto profondo….. mi piacerebbe parlarne con te….

     
    Risposta

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