Siamo noi.. sempre I SOLITI

Mi piacerebbe dedicare un’intera paginetta a una canzone. Circola per radio, tv, e internet ormai da poco meno di 3 mesi, ma ogni volta che la riascolto è come se fosse la prima volta. Si tratta di “I soliti” scritta da Vasco Rossi, protagonista dell’estate passata condita dalle varie polemiche che sappiamo tutti e che non riporterò perchè “fuori tema e fuori luogo”. Io sono sempre stato sincero, il “nuovo” Vasco come artista non mi piace affatto, sono molto più legato alle vecchie canzoni che a mio avviso avevano e hanno ancora molto di più da dire ma questo è solo un punto di vista e non me ne vogliano i Vascodipendenti. Ma devo dire la verità, quando ho ascoltato per la prima volta questa canzone (i soliti) mi sono emozionato tantissimo, un’emozione accompagnata dai brividi e dalla commozione (forse reduce dal periodo significativo che passavo e che si ripresenta altalenante ancora oggi) che pochi testi italiani e pochi artisti sanno suscitare in me. Le canzoni spesso ci danno modo di consolarci e di ascoltare attraverso il testo e le note i nostri stati d’animo che abbiamo vissuto e viviamo tutt’ora sulla nostra pelle. E questo artista di grande calibro che ha vissuto/sta vivendo un periodo di grande solitudine, perchè penso proprio che la fama e il successo producano a via andare solitudine, è riuscito a farlo con una canzone, con un testo direi semplicissimo ma unico nel suo genere dove si riescono a capire tante cose che appartengono alla vita di ognuno di noi me compreso.  “noi siamo i soliti, siamo i difficili, noi siamo quelli delle illusioni, delle grandi passioni”. “noi siamo liberi, liberi, liberi di volare… siamo liberi, liberi di sbagliare, liberi di sognare, liberi di ricominciare”. “noi siamo quelli delle occasioni, prese al volo come i piccioni”  “noi siamo i soliti… quelli cosi”.  Sono parole meravigliose che aprono un mondo sconosciuto ed è bello scoprirlo e visitarlo. Sono parole che rappresentano una gran parte delle persone, quelle che vivono e sopravvivono. Quelle che hanno vissuto e/o vivono ancora gioie e dolori, quelle che hanno incontrato persone piacevoli e non piacevoli, quelle che sono state tradite e hanno sofferto e quelle che hanno tradito, quelle che sicuramente hanno fatto un percorso umano che li ha portati a sbattere contro un qualcosa che li ha dilaniati, distrutti. Quelle persone che oltre a tutto ciò hanno anche la voglia, il coraggio, le capacità e la grinta di ricominciare. Forse tutti noi abbiamo voglia di ricominciare, di non ripetere e non rivivere più errori o situazioni che ci hanno fatto del male. Però vediamo sempre più spesso persone di qualsiasi età che hanno cercato e hanno tentato di mettersi in discussione e non ce l’hanno fatta, sono pochi quelli che ce la fanno. Non è una cosa facilissima, spesso non ce la faccio neanch’io. Anche per questo motivo credo che questo fantastico testo faccia parte di una canzone manifesto, capace di rappresentare perfettamente un’Italia spaccata e in grado di farci capire realmente quanto al giorno d’oggi sia importantissimo investire su di se, sulle proprie capacità, sulla propria grinta. (E’ lo stesso messaggio trasmesso, in altre parole, nella pagina precedente dedicata a Marco Simoncelli). Ma è vero quanto dice la canzone? E’ vero che siamo liberi di volare, di sbagliare, siamo liberi di ricomiciare? Io non ho la risposta, se l’avessi magari eviterei di assorbirmi stati d’animo che ti fanno sentire come nei casi piu tristi e rari come una nullità. Quante persone si sentono rappresentate da questa canzone? E qual’è lo stato d’animo che ne esce fuori ascoltando le parole? Il testo è stato scritto nel frangente di delusione e di solitudine dell’artista ed è impressionante quanto la fragilità di un essere umano, sia musicista o sia di chi fa una vita non creativa, sia rivoluzionaria. E’ la fragilità di un essere umano sotto forma di canzone che riesce a diventare un prodotto, oltrechè manifesto, anche simbolico. Nella canzone emerge che la libertà ha un certo prezzo e un certo valore, sia se parliamo dei sogni e quindi di ciò che desideriamo di piu nella vita, e sia nella libertà di sbagliare. Vasco in questa canzone parla di illusioni, di grandi passioni… parla di pericolose abitudini, parla di tutto ciò che può accadere nella vita di un uomo. Sono anche gli errori a caratterizzare la nostra vita. Alle volte siamo autopunitivi pur non avendo magari nessuna negatività da parte delle persone che ci circondano, siamo i primi ad autobacchettarci e ad autogiudicarci. La canzone esprime una cosa bella, e cioè se noi con umiltà e con orgoglio riusciamo ad ammettere anche al mondo quali sono i nostri errori, le strade per ricominciare diventano tantissime, se invece noi ci vergognano di quello che siamo, non riusciamo ad essere liberi. Penso però che a volte provare un po’ di vergogna nei propri errori forse aiuta a non farli passare così inosservati, come se niente fosse successo (con la grande probabilità di rifarli in futuro e ferire altre persone o addirittura se stessi). Questo non vale per tutti gli errori in assoluto, ma forse ci sono delle cose su cui ci si ferma a riflettere, diventando magari anche un po’ rossi allo specchio quando ci si guarda in faccia. Ma ciò che è certo è che non bisogna pentirsi di essere stati quel che si è stati, nemmeno dimenticare quel che si è stato. Ci si può vergognare, imbarazzarsi, arrossire per dei gesti sbagliati e che hanno leso la libertà e la dignità di una persona; in questo caso altro che imbarazzo… bisogna chiedere scusa. E poi’ per ultimo, sempre riguardo agli sbagli e agli errori, siamo soliti a vergognarci con noi stessi così tanto da nasconderli sotto ad un tappeto. E’ bene a volte dargli un nome e guardarli in faccia senza farci spaventare… quello che abbiamo vissuto ci ha portato a quello che siamo e non dobbiamo dimenticarcelo.

 
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