Sanremo 2012

Il festival più famoso della musica Italiana è terminato da qualche giorno. Avrei voluto scrivere prima le mie considerazioni ma impegni universitari me l’hanno impedito. Ormai da qualche anno seguo il Festival, ma in particolare sono due anni che lo seguo con più attenzione e passione. L’anno scorso sono riuscito a seguire tutte e quattro le serate tutte in un fiato collegato su RaiUno. Quest’anno però non ce l’ho fatta, troppo pesante da digerire, e così ho seguito il tutto grazie alla radiocronaca e alla parodia simpatica di una emittente radiofonica che mi ha reso le serate diverse rispetto al solito. Questa edizione di Sanremo è stata appassionante, ma c’è poi da dire che, ed è stato dimostrato, i testi delle canzoni hanno un’importanza e un senso e soprattutto testimoniano anche la personalità e le tempra degli interpreti della canzone italiana. Devo dire poi che il festival presentato da Gianni Morandi è tutta un’altra cosa. Oltre a essere un grande cantante della musica italiana è anche un gran presentatore con dei valori aggiunti; non facendo intrattenimento come professione, il suo essere naturale lo rende particolarmente ineccepibile. Chiaramente come tradizione vuole, non esiste Sanremo senza polemiche. Non esiste, perchè sicuramente la farfallina di Belen tatuata nelle zone più intime richama più attenzione e fa più ascolti dei testi delle canzoni in gara che quest’anno sono state meravigliose. Oppure anche alcune esibizioni cantate in playback riescono a farla da padrona. Ma in fondo se iniziassimo a percepire Sanremo come il vero festival della musica Italiana e basta, e non come una macchina del business sarebbe tutto diverso. E’ un orizzonte lontanissimo. Non c’è solo del marcio, a mio modo di vedere. Tante le comparse sul palco dell’Ariston che si sarebbero potuto evitare. In primis Celentano, ma qui vorrei aprire un discorso a parte e lo farò più avanti, mentre altre comparse come “I soliti idioti” che possono essere considerati dei miti per i giovani, quando magari ciò non avviene con un altro targhet di pubblico (credo che i giovani che guardano Sanremo sono davvero pochi), magari messi in un contesto proprio come quello di Sanremo, insomma, credo sia stata una scelta molto superficiale. Stessa cosa per Martin Solveig, pare che Morandi non sapesse nemmeno chi fosse quel Solveig accanto a lui sul palco e che durante uno stacco pubblicitario abbia chiesto informazioni su di lui a un giornalista seduto nelle prime file. La serata dei duetti l’ho trovata intensa ma nello stesso tempo abbastanza noiosa. Ma, polemiche e dita puntate a parte, i veri protagonisti sono stati loro: gli artisti in gara. Uno delle pochissime per non dire rare edizione di Sanremo dove le canzoni sono state quasi tutte belle e paragonabili sullo stesso piano, eccetto qualche artista che poi è stato eliminato. Primo o secondo posto non conta, così come l’essere usciti dalla classifica, ciò che importa è che le canzoni siano arrivate tutte nel cuore di chi era presente al teatro e chi le seguiva con attenzione a casa. Ho sempre pensato e forse più volte riportato anche qua, che uno dei più grandi privilegi che l’essere umano ha è quello di raccontare qualsiasi cosa, se stesso o la vita degli altri sotto forma di canzone. Quello che la maggior parte degli artisti hanno raccontato attraverso le loro canzoni è uno spaccato di vita degli italiani che fortunatamente ancora oggi vivono di emozioni, sentimenti e stati d’animo che colorano la nostra esistenza. Per quanto mi riguarda sono molti gli artisti che mi hanno emozionato. C’è da dire che negli eventi particolari come il festival non è subito al primo ascolto che si apprezza appieno una canzone e ciò che essa ci vuole comunicare. Si ha bisogno di tempo, di risentirla, di metabolizzare il testo e di proiettarlo nella nostra vita, si inizia ad apprezzare una canzone dopo un lasso di tempo definito e ora che quest’ultima susciti emozioni in noi ci vuole del tempo, lo stesso tempo necessario per riascoltare il pezzo tre o quattro volte; se si trovano somiglianze o punti in comune con noi, o ci piace il testo e la melodia, si rischia di sentirla anche “no stop” lasciandola in repeat sul nostro lettore mp3, sulla nostra radio o sul nostro computer o magari canticchiandola anche più volte durante il giorno tanto da adottarla come colonna sonora di quel pezzo della nostra vita. Tanti gli artisti che ho apprezzato. Avevo delle piccole speranze per il ritorno dopo 12 anni d’assenza di Samuele Bersani che non ha affatto deluso con la sua “Un pallone”. Una canzone e un testo a misura di Samuele che rispecchia il suo tipico stile da filastrocca e di cui sono rimasto affascinato tanto che è proprio questa una delle diverse canzoni di Sanremo che in repeat caratterizzano le mie giornate. Samuele è e rimarrà il mio arista preferito. Altra artista che mi è piaciuta moltissimo è Dolcenera con “Ci vediamo a casa”, tra l’altro colonna sonora che accompagna l’omonimo film. Francesco Renga, con “la tua bellezza” ha incantato il pubblico, e anche se è uno dei pochi che meritava le prime posizioni, mi è dispiaciuto che non sia arrivato in finale. Pierdavide Carone con Lucio Dalla con la bellissima Nanì, una canzone che sarebbe dovuta arrivare in prima posizione se non nelle prime tre. Ascoltatelo il testo se ne avete il privilegio e la possibilità. E poi arriviamo alla triade Emma, Arisa e Noemi. Tre posti meritatissimi anche se a mio avviso tra i tre sicuramente al primo posto non ci avrei messo Emma. Noemi (Veronica Scoppellini) che canta canzoni di una profondità assoluta, mi è piaciuta moltissimo. Molti passaggi della canzone hanno in comune pezzi della mia vita, ci dedicherò una pagina a questa canzone così come quella di Arisa (Rosalba Pippa), un bellissimo ritorno con un look tutto nuovo. Una “la notte” cantata con una voce pazzesca, che va a centrare in pieno il mondo dei sentimenti parlando di una storia d’amore, della sua storia d’amore, vissuta e poi finita. Questa canzone è stata scritta da una persona con cui Arisa ha condiviso una grande storia e un grande sentimento; un sentimento importante che però alle volte si può trasformare, e lo si percepisce anche da questa canzone. Mi commuove, mi fa venire delle cose nella pancia, sicuramente è uno dei pezzi che ha meritato di stravincere in assoluto. E poi arriva Emma, di cui sinceramente non mi è mai piaciuta, ma devo riconoscere che la canzone che ha presentato a Sanremo merita, se sia merito di Kekko dei modà questo non lo so, è stata comunque una vittoria meritata. Oltre gli artisti, curiosi e particolari gli avvenimenti successi sul palco. Come quello di Celentano che ha prodotto una marea di critiche. Ho seguito il suo discorso di un ora e passa la prima sera, e a primo impatto mi è sembrato patetico e fuori luogo. Poi però ripensandoci nei giorni successivi mi sono ricreduto su questa mia affermazione dandogli ragione al 100%, sostendendolo nelle sue afermazioni perchè insomma, la realtà è quella che si voglia nascondere o no, considerando però il fatto che forse era il luogo e il contesto meno adatto per quel tipo di dichiarazioni, perchè quello era il festival della musica italiana e non il festival delle polemiche. Mi ha dato invece molto fastidio l’ultima sera quando Celentano è ritornato sul palco e quei quattro “basta” urlati seguiti dai fischi l’hanno fatta da padrone, e da fastidio e fa rabbia sapere poi che quelle contestazioni siano state “programmate” dalla stessa Rai per alimentare di più le polemiche e per una questione di audience. Emozionantissimo invece il duetto Celentano – Morandi, non servono altre parole per descriverlo. “Ti penso e cambia il mondo”, l’esibizione di due grandi della musica italiana che rimarrà nella storia, emozionante come non mai.

 
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