Se vuoi qualcosa nella vita allunga la mano e prendila…

Durante il lungo mese estivo d’agosto oltre ad essermi riposato, ad aver studiato, aver preso il sole e ad aver fatto tutto ciò che si fa in estate, mi sono ritagliato del tempo libero durante le notti per vedere films e cortometraggi che da tempo desideravo vedere ma che con gli impegni di routine che avvengono quotidianamente in una settimana lavorativa qualunque me li sarei soltanto sognati.

Avrò guardato una decina di film, telefilm, cartoni animati della pixar (quelli famosi che sbarcano al cinema e fanno un successone tra bambini e adulti) documentari e il nuovo canale del DT Focus… e molto altro.

Ma tra film di fantascienza, horror e comici che mi hanno accompagnato nella lunga estate, due sono stati prevalentemente quelli che mi hanno emozionato tanto da essermici trovato dentro, un po’ come un vero protagonista della vita reale e normale di tutti i giorni. Uno è “La Ricerca Della Felicità, uscito nel 2006 il cui protagonista è Will Smith, storia che mi ha molto colpito e di cui magari scriverò una paginetta più avanti.

L’altro, che poi è quello di cui voglio parlare per sfiorare l’argomento di questa pagina, è Into the Wild – Nelle terre selvagge di Sean Penn.

Una di quelle storie che ti appassiona perchè chi di noi non ha mai avuto voglia di evadere da questa realtà, da questa società piena di stereotipi negativi, convenzioni nate dal nulla e senza senso ma che devi seguire se vuoi avere una piccola considerazione in questa piccola fetta del mondo, una società consumista e capitalista dove non si riesce più a vivere?

Due frasi tratte dal film: “Non credere che le gioie della vita vengano soprattutto tra le persone. Dio le ha messe tutte intorno a noi. Sono ovunque. In tutto ciò di cui possiamo fare esperienza. Abbiamo solo bisogno di cambiare il modo di guardare le cose…” e poi ancora: “e ricordati sempre… se vuoi qualcosa nella vita allunga la mano e prendila”. In realtà ce ne sono altre di frasi molto belle all’interno del film, ma queste due, specialmente l’ultima, mi hanno portato a fare una serie di riflessioni anche grazie alle esperienze che la vita stessa mi ha regalato fino adesso. “Se vuoi qualcosa nella vita allunga la mano e prendila”. Mi piaceva l’idea di trarre spunto da questa frase e riproporla sul blog adattandola alla mia vita di tutti i giorni e alla vita di tutti i giorni della gran parte delle persone, anche perchè evidentemente tanti nel corso della loro esistenza hanno teso la mano e hanno preso, alcuni altri invece no.

Credo sia capitato a tutti di trovarsi di fronte a qualcosa di interessante; che sia nell’ambito dell’amicizia o nel sentimentale, un posto di lavoro, un oggetto, un’aspirazione, un’ambizione o un sogno. Spesso magari quel qualcosa l’abbiamo sempre trovato irraggiungibile per noi, o magari anche no, tanto da provare a tendere la mano per cercare di afferrare quel qualcosa così importante per noi, a volte afferrandolo e altre volte allungando la mano senza portare a casa nulla.

Quella frase tratta dal film è molto toccante e vuole essere un segno di speranza, rafforzando l’idea che se si vuole qualcosa bisogna combattere per averla, ti devi scontrare, devi sudare per farla tua. Ed evidentemente devi fartene una ragione se avendo fatto tutti i tentativi possibili non si è riusciti a raggiungere un determinato obiettivo.

Nella mia vita spesso ho teso la mano e a volte ho raccolto, altre volte no. E proprio qui mi sono accorto che molte persone non sono capaci di farlo perchè il tendere la mano non è solo un gesto visivo fisico, ma è una predisposizione e una capacità mentale di mettersi in ascolto di quello che la vita ti da e ti permette di guardare il mondo con occhi nuovi. Tendere la mano non è facile, ci sono diverse “forze” che entrano in gioco prepotentemente per ostacolarci. L’orgoglio (che è il male peggiore di ognuno di noi), la paura di non farcela e quella di non ricevere nulla in cambio. Forse quest’ultima è la paura più ricorrente, ma a furia di non ricevere nulla dopo tanti sforzi mi ha fatto capire che è anche bello talvolta non ricevere niente, è anche bella l’azione del dare e del solo tendere la mano per il semplice fatto che questo tipo di azione è come se fosse un allenamento emotivo, ti tiene in “forma” e ti fa sentire sempre predisposto a qualsiasi cosa, positiva o negativa che sia.

Nella mia esperienza posso dire che magari le prime volte che tendi la mano non porti a casa nulla. Poi è evidente che dopo tante volte quella mano riesce a portare a casa qualcosa… ma ci si esercita, perchè ho capito quanto l’esercizio sia più importante del risultato finale ottenuto.

Ma è proprio vero che se vogliamo la felicità basta tendere la mano per prendere quello che vogliamo? Forse in gioco non c’è solo la nostra volontà, ma anche la volontà del’altro specie quando si tratta di rapporti interpersonali che sono sempre i più delicati. Tendere la mano rappresenta a volte il bambino che c’è in noi, un po’ come il libro del Piccolo Principe, quell’ingenuità del gesto del tendere la mano o anche del sorriso che poco a poco perdiamo con l’avanzare del tempo, sostituiti a volte da gesti falsi. Ci troveremo sempre più volte a vedere le mani tese da persone che ci chiedono qualcosa che non hanno, ma non per loro scelta, ma perchè purtroppo gli è stata tolta, ed è uno scenario molto comune al giorno d’oggi tra la crisi economica e la crisi interiore delle persone. E il tirocinio in ambito psichiatrico fatto a luglio mi ha aiutato moltissimo a capire questo meccanismo. Ma di questo, non solo le persone con problemi psichiatrici ne soffrono.

Nella mia vita in alcuni ambiti ho sempre volato basso, anzi oserei dire raso terra, a volte sfiorando il suolo e facendomi male. Forse invece avrei dovuto volare alto perchè le mie fregature le ho sempre prese e forse volando più in alto avrei avuto una visione un po’ più ampia e a lungo spettro di ciò che mi circondava, perchè quando si cerca di afferrare qualcosa e non si riesce ad afferrare nulla ci si sente perdenti, e quindi pronti alla resa. Ricominciare da capo spesso è molto faticoso e logorante.

Rabbia, delusione, amarezza, illusione; sono gli stati d’animo che viviamo quando ci troviamo in questa situazione. Quante volte mi è accaduto personalmente e accade tutti i giorni costantemente tra le persone. Sentirsi perdenti fortunatamente almeno nel mio caso non accade tutti i giorni, sono più le volte in cui porto a casa qualche vittoria, magari quel qualcosa che neanche mi aspettavo e che magari ha più valore di quello che cercavo o che speravo. Però mi è capitato di sentirmi perdente perchè nella vita non si può vincere sempre. Sarebbe molto noioso vincere sempre e si perderebbe il vero senso della vittoria. Sono sempre stato dell’idea che è importantissimo saper perdere nella vita così come è importante fare un passo in avanti e cercare di osare un po’ di più senza aver timore di sbagliare o di fallire.

Sento spesso queste frasi dalle persone che mi stanno più attorno ma non so se siano frasi dovute oppure siano frutto di esperienze reali vissute in passato. Mi auguro di più la seconda perchè vivere significa anche rischiare. Nel nostro DNA è come se ci fosse qualcosa che ci richiama tutte le volte al non rassegnarci, come se la parola rassegnazione possa portare automaticamente ad un fallimento o appunto a una perdita o una sconfitta, volendo sempre ricominciare a tutti i costi per non sentirsi sconfitti o dei perdenti nella vita. Credo che le cose non stiano proprio così, perchè nonostante entrino in gioco quegli stati d’animo menzionati poco più sopra, perdere significa saper accettare, sapersi accettare, significa capire una cosa che tutti gli esseri umani hanno e cioè i propri limiti, quegli ostacoli e quei piccoli spigoli che purtroppo non ci permettono di arrivare alle cose come vorremmo noi, ostacolando il nostro raggiungimento di obiettivi attraverso delle strade che poi ognuno di noi si pregiffe.

E io penso, collegandomi a una delle frasi di “Into the wild: abbiamo solo bisogno di cambiare il modo di guardare le cose…” che sia bello incominciare fin da subito che perdere sia una grandissima opportunità che la vita ci regala per imparare ad accettarsi per come siamo, con i nostri limiti, con le nostre grandi incapacità. Cominciare a pensare che quando si perde qualcosa non si perde se stessi (sarebbe molto più grave perdere se stessi per qualcun’altro) ma un qualcosa che abbiamo sognato, desiderato, sperato e che quindi pensavamo fosse importantissimo per la nostra vita e che poi ci siamo resi conto col tempo che alla fine quel qualcosa che abbiamo perso era solo un piccolo dettaglio, a volte insignificante e poco importante. Arrivare alla resa arrendendosi significa accettarsi. Non sempre una sconfitta è negativa, alle volte può anche essere una vittoria annunciata solo che però al momento, presi dalla delusione e dagli stati d’animo descritti sopra, è una cosa che non capiamo. E poi una sconfitta deve avere il tempo di essere metabolizzata dentro di noi e deve essere vissuta e attraversata dentro di noi con gli stati d’animo che essa si porta dietro. E quindi siamo sicuri che accettare una sconfitta sia una perdita?

Accettarle non è da tutti, perchè per accettarle bisogna avere una profondissima maturità e dopodichè si vince: perchè questa azione ci permette di rialzarci capendo dove è stata la falla e di andare avanti. E poi oltre a sapersi accettare significa anche diventare più forti, perchè è un modo per consolidare il proprio carattere e rafforzarlo cercando di smussare le nostre debolezze. E poi sulla mia pelle è capitato che dopo aver accettato una sconfitta ci sia stata una rinascita, ovvero un cambiamento di vita che ha portato solo cose positive. Ed evidentemente, se non fosse stato per le mie sconfitte, sicuramente non avrei avuto modo di conoscermi cosi a fondo. Non avrei avuto modo di aprire molti anni fa questo blog partito dall’idea di raccontare e dare un senso alle mie giornate noiose prima a me stesso, e poi a quei due amici che le seguivano insieme a me.

Nella vita ci sono tanti dubbi e pochissime certezze, che si contano sulle dita di una mano. Una di queste sicuramente è che chi desidera vincere deve anche sapersi arrendere e saper perdere. E io ne sono il testimone vivente…

 
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