FaceApp ci invecchia e fa miracoli, ma non è tutto oro quel che luccica.

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Da qualche giorno a questa parte è scoppiata la mania della “vecchiaia”. Aprendo internet o i social sicuramente è capitato a tutti di vedere volti invecchiati, da un giorno all’altro, spesso di persone che possono essere irriconoscibili dalle foto. Dal vip che vediamo in televisione tutti i giorni al fruttivendolo che abbiamo sotto casa e che seguiamo su Instagram o su Facebook. Non è magia e nemmeno il tempo che passa per fortuna… o almeno non adesso. Per quello c’è… tempo per l’appunto. È soltanto moda.

Tutte queste trasformazioni sono opera di un’applicazione che crea e applica un filtro al volto del soggetto che magicamente lo fa “invecchiare”. Questa applicazione che impazza così tanto si chiama Faceapp e non è stata creata l’altro ieri come ben molti credono o pensano di sapere. Nasce nel gennaio 2017 per i dispositivi Apple e un mese più tardi per Android. C’è chi si è svegliato un po’ tardi.

Perché allora solo da una settimana a questa parte la gente pubblica la propria fotografia invecchiata? Semplice, perché a mio modo di vedere le cose siamo un po’ tutti dei “caproni”. Bastano 2 vip che per la prima volta pubblicano la loro foto invecchiata e tutti, come una massa di copioni, devono seguirli, scatenando così una reazione a catena. Un po’ come la moda ci impone di fare. Un po’ come dal produttore al consumatore, qui la catena è dal Vip al comune mortale.

A me sinceramente mette ansia vedere tutte queste foto modificate, pur sapendo che è appunto una semplice app e che chiaramente l’immagine finale potrebbe anche non essere originale a quello che saremo tra qualche anno. Siamo un po’ degli eterni Peter Pan, che da piccoli volevamo crescere in fretta e diventare grandi, e ora che siamo grandi vorremmo diventare piccoli come lo eravamo prima, e poi c’è chi è fuori dal comune e da grande vuole diventare vecchio. Vecchio sì, ma senza pensione.

Che simpatici quelli che fanno i finti contrariati ma poi si lasciano prendere la mano e in qualche modo si devono giustificare al mondo: “io sono un anticonformista e quindi non seguo le mode… ma questa foto di me invecchiato è venuta troppo bene e non potevo non pubblicarla”.
Il mondo si ferma ed è perduto se in rete non c’è la tua versione attempata del tuo IO. E la frase dell’anticonformista è vera, non inventata.

Insomma, non si può negare che -piace o non piace- è diventata la moda del momento. Forse è la moda di questa settimana. Forse di quest’estate. Fatto sta che tra qualche mese nessuno si cagherà più quest’applicazione e l’azienda che l’ha prodotta dovrà inventarsi qualcos’altro. Oppure forse no perché avrà già in possesso migliaia di Giga di nostri dati e si potrà ritenere soddisfatta, pronta per rivenderli a chissà chi. Noi siamo così, andiamo a cicli. Per noi la privacy è importante, perché se la nostra vicina di casa tutte le volte che usciamo a piedi dal cancello è lì sul suo balcone pronta a scrutare ogni nostro minimo movimento ci girano le palle a manetta. Non importa se però poi abbiamo il dito veloce e installiamo una marea di cose sui nostri smartphone e PC dando tantissimi consensi senza leggere le policy. Insomma, regaliamo i nostri dati a sconosciuti senza nemmeno saperlo (o quasi) ma poi ci da fastidio essere spiati dal vicino di casa o da quello che in treno ci osserva. Quale delle due situazioni è la peggiore?

Per chi non lo sapesse quest’App è sotto la lente di ingrandimento di esperti e addirittura dell’ FBI, poiché sembrerebbe che gli sviluppatori di questo “programmino” ci siano andati giù pesanti. Quando la installate sui vostri telefoni l’app chiede i permessi per “visualizzare” e “gestire” tutta la vostra galleria del telefono, video compresi. Il compleanno di tuo figlio, la festa della tua laurea, le foto al mare di quest’anno. Sì, anche le tue foto imbarazzanti che non faresti nemmeno vedere al tuo migliore amico, magari di te seduto sulla tazza del wc mentre fai le smorfie. Secondo alcune fonti, sembrerebbe che l’app carichi in automatico sui server dell’azienda tutto il rullino fotografico salvato sul vostro telefono.

A tal proposito, se andiamo a leggere attentamente la policy aziendale, troviamo scritto questo:

“Le informazioni raccolte attraverso il Servizio possono essere memorizzate ed elaborate negli Stati Uniti o in qualsiasi altro Paese in cui FaceApp, le sue Affiliate o Fornitori di servizi hanno delle strutture”.

Viene esplicitato che potrebbero essere cedute passando da un server all’altro, anche in paesi differenti con leggi sulla tutela della privacy differenti!

L’azienda Russa si difende e il loro amministratore delegato attraverso un’intervista al Washington Post ha chiarito che l’unico materiale raccolto da FaceApp è quello che l’utente sceglie di caricare e che “la gran parte” delle immagini vengono cancellate dal server entro 48 ore. Cosa si intende per la dicitura “gran parte”? Come viene fatta la selezione? Il resto dove va? In Russia o forse in America, visto che i server su cui si appoggia l’Applicazione sono quelli di Amazon e si trovano negli Stati Uniti? Insomma, la vostra foto imbarazzante farà il giro del mondo e non saprete nemmeno dove verrà depositata.

La vera verità è che prima di installare qualsiasi applicazione o programma per computer dovremmo leggere le policy e tutte quelle condizioni scritte in piccolo che nessuno si calcola, e che sono pronte a fregarci senza che noi ce ne accorgiamo.

Ma poco importa, perché per la maggior parte delle persone tutto questo non è importante. Ciò che è fondamentale è condividere, mostrare la nostra versione vetusta (oppure antiquata, secolare, passata, sorpassata… scegliete voi) al mondo intero. Una domanda però mi nasce spontanea e vorrei condividerla qui.  Ma non era meglio un tormentone estivo da canticchiare sotto l’ombrellone al mare invece che quest’altra tegola in testa? Come se già non ce ne fossero abbastanza.

 
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